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Le onde d’urto rappresentano una terapia non invasiva chiamata in ambito medico anche come ESWT (extracorporeal shock wave therapy ). È molto efficace in alcuni tipi di patologia e si caratterizza per i brevi tempi di applicazione (a volte bastano anche poche sedute da 10 minuti).
Sono state utilizzate per la prima volta negli anni circa 30 anni fa per il trattamento della calcolosi renale e oggi in fisioterapia trovano applicazione in tre ambiti:

  • Nel ripristino dei processi riparativi ossei qualora si presentasse un ritardo di calcificazione ossea come nel caso di una pseudoartrosi;
  • Nel caso di eventi di fibrosi o calcificazione muscolare, come può succedere a seguito di strappi o di lesioni da schiacciamento.
  • Nelle patologie tendinee o nelle condizioni patologiche da sovraccarico, come nelle tendinopatia croniche resistenti ad altri tipi di terapia.

Possono essere utilizzate anche per risolvere casi di epicondilite cronica.

onde urto fisioterapia

Caso clinico

Massimo 58 anni, gestisce un’impresa edile, e nel tempo libero ama giocare a tennis. Più di 4 mesi fa si reca in visita dall’ortopedico per un dolore al gomito che gli causava difficoltà di movimento e diminuzione della forza muscolare. il medico gli prescrive delle sedute fisioterapiche lerché gliaveva disgnosticato una epicondilite.

Cosa è un’epicondilite?
L’epicondilite è una condizione infiammatoria dei tendini epicondiloidei, che originano dall’epicondilo, una prominenza ossea dell’omero e si inseriscono sul polso e sulla mano. I muscoli epicondiloidei occupano la parte laterale dell’avambraccio, hanno la funzione di muovere in deviazione radiale (dalla parte del radio) ed estendere sia il polso che le dita e sono:

– muscolo estensore radiale breve del carpo;
– muscolo estensore radiale lungo del carpo;
– muscolo estensore comune delle dita;
– muscolo estensore ulnare del carpo.

Questa patologia è causata da una degenerazione dei tendini e/o da un sovraccarico funzionale. Insorge soprattutto nell’arto dominante e colpisce frequentemente soggetti impegnati nei lavori manuali in cui si fanno movimenti ripetuti del gomito e negli sport in cui si usa la racchetta, non a caso è chiamata anche gomito del tennista. In rari casi può insorgere spontaneamente.

Valutiamo attentamente il caso, e dopo aver spiegato al nostro paziente tutti gli accorgimenti del caso (tenere a riposo il gomito, durante la giornata usare il tutore, fare terapia con ghiaccio tutte le sere..) iniziamo il ciclo fisioterapico.

Trattiamo questa patologia con:

  • Massoterapia
  • Laserterapia
  • Ultrasuoni

Dopo la terza seduta Massimo non ci riferisce nessun progresso per questo cambiamo mezzi fisici ed utilizziamo l’ipertermia e il neuromodulatore interix. Nelle sedute sembra andare meglio ma poi i sintomi si sono riacutizzati.
A questo punto scegliamo di applicare le onde d’urto. Siccome è una terapia dolorosa e quindi non molto piacevole, le onde d’urto vengono scelte quasi sempre come ultima alternativa, dopo che gli altri tipi di terapia non hanno funzionato.
L’efficacia di questo strumento sta nel fatto che, irradiando a livello del tessuto impulsi di elevata intensità, vengono stimolati alcuni meccanismi biochimici che comportano:

  • una riduzione del l’infiammazione locale e del dolore.
  • Stimolazione della neoformazione di vasi sanguigni.
  • Riattivazione dei processi riparativi.

Dopo le prime due sedute di onde d’urto, Michele ha riportato dei miglioramenti importanti. Abbiamo quindi proseguito con altre 6 sedute che hanno risolto la sintomatologia. Ci siamo visti con Michele per altre 3 terapie a distanza di una settimana luna dall’altra in modo da monitorare la situazione.
Il caso di Michele è la prova che non tutti i mezzi fisici sono indispensabili, ma ognuno con la sua particolare caratteristica porta valore nella scelta terapeutica del fisioteraoista